L’amministrazione guidata dal sindaco Luigi Vicinanza appare oggi come un edificio che scricchiola in ogni sua colonna portante. Non è una crisi improvvisa: è un logoramento progressivo, alimentato da inchieste, ombre che si allungano sui corridoi di Palazzo Farnese e un clima di sospetto che, giorno dopo giorno, sta trasformando la politica cittadina in un campo minato.
La frattura più rumorosa è arrivata a fine 2025 con la decisione dell’europarlamentare del Partito Democratico Sandro Ruotolo di dimettersi da consigliere comunale, motivando la scelta con parole durissime: un’amministrazione “non all’altezza” e, soprattutto, “non argine alla camorra”.
Ma l’atto politico non si è fermato alle dimissioni. Ruotolo ha chiesto esplicitamente al PD di ritirare il consenso al sindaco Vicinanza e di uscire dalla maggioranza, evocando il “caso Oscurato” come simbolo di un sistema che non riesce più a difendere credibilità e reputazione istituzionale.
Nel suo intervento, Ruotolo ha puntato il dito sul fatto che al brindisi di fine anno in Consiglio comunale fosse presente anche il consigliere Gennaro Oscurato, citato nel dibattito pubblico per legami familiari e per la presenza della sua voce in intercettazioni disposte nell’ambito di un’indagine antimafia legata al clan D’Alessandro. Una circostanza che ha alimentato ulteriore clamore, e che ha reso la questione non solo politica ma anche etica e di opportunità istituzionale.
A stretto giro, la maggioranza ha incassato un altro colpo: le dimissioni di Giovanni Tuberosa da capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale. Un gesto che, per quanto motivato con toni istituzionali, viene letto come l’ennesimo segnale di una coalizione in affanno e ormai attraversata da tensioni difficili da ricomporre.
Sul piano politico, la sequenza è chiara: prima lo strappo di Ruotolo, poi lo scossone interno al gruppo Pd, infine un’opposizione che incalza e che trova terreno fertile in una narrazione ormai dominante: un sindaco impegnato più a “tenere insieme” che a governare. Lo stesso Vicinanza ha replicato definendo l’addio di Ruotolo “un errore politico” e parlando di critiche “infondate”, ma l’impressione è che la risposta non riesca più a bloccare l’emorragia di consenso.
Il punto, però, non è soltanto la dialettica tra maggioranza e minoranza. È la percezione – sempre più diffusa in città – che Castellammare di Stabia stia vivendo una fase di incertezza amministrativa: una macchina comunale rallentata, un clima da resa dei conti permanente, una maggioranza costretta a muoversi in equilibrio precario mentre ogni notizia giudiziaria o ogni indiscrezione politica diventa benzina.
E infatti, mentre il sindaco prova a tenere in piedi la sua coalizione “con lo scotch”, il quadro che emerge è quello di una leadership che si ritrova progressivamente isolata: non solo sotto i colpi dell’opposizione, ma anche per l’allontanamento – esplicito o silenzioso – di pezzi di quell’area che lo aveva sostenuto nella fase iniziale. Nelle stanze della politica locale, i ragionamenti non sono più sul “se” ma sul “quando”: il post-Vicinanza è già diventato un tema operativo, con manovre e riposizionamenti che si fanno sempre meno discreti.
La sensazione è che la città, ancora una volta, si ritroverà a pagare il prezzo di una politica inchiodata alla gestione dell’emergenza e della sopravvivenza, invece che concentrata su una prospettiva di governo. E quando un’amministrazione arriva a consumare le energie nel tentativo di non crollare, significa che il vaso non è solo incrinato: è già in frantumi.

