A Castellammare di Stabia il traffico è una certezza. E pure i motorini “creativi”, quelli che quando la strada si intasa scoprono improvvisamente una nuova corsia: il marciapiede. Un classico. E allora ecco la risposta istituzionale, versione ingegneria d’avanguardia: i paletti neri installati lungo il marciapiede di via Rajola. Una soluzione così rivoluzionaria che non si limita a scoraggiare i motorini: scoraggia proprio tutti. Compresi i pedoni. Compresi – soprattutto – carrozzine e passeggini.
La barriera anti-tutto: benvenuti nel percorso a ostacoli
In fila, ravvicinati, piazzati come se lo scopo fosse testare le abilità da slalom, i paletti trasformano il marciapiede in una specie di “escape room” urbana. Chi cammina può anche provarci, zigzagando con pazienza. Ma per una persona in carrozzina, o per un genitore con passeggino, la scena cambia: non è più un marciapiede, è un divieto di accesso travestito da arredo urbano.
E qui il paradosso diventa perfetto: invece di rendere sicuro lo spazio dei pedoni, si costruisce un ostacolo permanente che rende insicuro, o addirittura impossibile, il passaggio di chi ne ha più bisogno.
Motorini sul marciapiede? Problema reale. E la soluzione?
Che i marciapiedi vengano usati da alcuni motorini per “sfuggire al traffico” non è una leggenda metropolitana: è una scena quotidiana. Pericolosa, incivile e da contrastare seriamente.
Ma se l’idea è: “per evitare che i motorini passino, facciamo in modo che non passi nessuno”, allora siamo alla satira. La cura peggiore del male. Il trionfo del “se non risolvo il problema, almeno lo rendo democratico: bloccati tutti”.
Inclusione, questa sconosciuta
Perché il punto non è solo il fastidio. Il punto è che un marciapiede così diventa selettivo: passa chi riesce a contorcersi, non chi ha diritti e necessità. Carrozzine, passeggini, deambulatori: tutto ciò che non può fare lo slalom resta tagliato fuori. E quando un’opera pubblica esclude, non è una svista: è un fallimento.
In una città che parla di inclusione, accessibilità e attenzione alle famiglie, vedere un marciapiede trasformato in barriera fa un effetto particolare. Un po’ come mettere una rampa e poi chiudere l’ingresso con un lucchetto.
Sicurezza o scenografia?
Nessuno discute l’esigenza di proteggere i pedoni e impedire gli abusi. Ma la domanda è semplice: quei paletti garantiscono un passaggio continuo e praticabile? È stata valutata l’accessibilità prima di installarli? Qualcuno ha provato a passarci con una carrozzina o con un passeggino, prima di dichiarare l’opera “utile”?
Perché la sicurezza non è scenografia. Non basta “mettere qualcosa” sul marciapiede: bisogna mettere la cosa giusta, nel modo giusto.
Il capolavoro del paradosso stabiese in via Rajola
Via Rajola diventa così un piccolo manifesto del paradosso cittadino: per fermare i motorini selvaggi, si è ingegnata una soluzione rivoluzionaria che blocca il marciapiede anche ai pedoni.
Ora resta solo da capire se è un incidente di percorso o un progetto consapevole. In entrambi i casi, una cosa è certa: il marciapiede dovrebbe servire a camminare. E dovrebbe farlo davvero per tutti, non solo per chi è bravo nello slalom.

