Uno schiaffo ingiusto a Castellammare e alla stragrande maggioranza della tifoseria stabiese”. Con queste parole Ernesto Sica, ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia ed esponente di Fratelli d’Italia, commenta la doppia stretta arrivata nelle ultime ore: la partita Juve Stabia–Virtus Entella al “Romeo Menti” a porte chiuse e il divieto di trasferta per i residenti in provincia di Napoli fino al termine della stagione sportiva (nei fatti, per i prossimi tre mesi a partire dal 6 febbraio).
“Porte chiuse con l’Entella e stop alle trasferte: provvedimenti pesanti”
Il match di Serie B tra Juve Stabia ed Entella, in programma sabato 24 gennaio allo stadio “Romeo Menti”, verrà disputato senza pubblico su disposizione del prefetto di Napoli Michele di Bari, provvedimento adottato dopo la determinazione del CASMS del 20 gennaio e la proposta della Questura di Napoli, per i profili di rischio legati all’ordine pubblico. Sul fronte trasferte, il Ministero dell’Interno ha disposto la chiusura per tre mesi dei settori ospiti negli stadi in cui la Juve Stabia giocherà fuori casa e il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nella provincia di Napoli: una misura che, secondo le ricostruzioni, si innesta su un precedente provvedimento già in essere dall’autunno 2025 e che, di fatto, copre l’ultima parte della stagione.
La posizione di Sica: “Puniti colpevoli e innocenti”
Nel suo intervento, Sica riconosce che il provvedimento “è il riflesso di una realtà” che, a suo dire, è peggiorata sensibilmente. Pur definendo le sanzioni “ingiuste” verso la città e la maggioranza dei tifosi, l’ex consigliere sottolinea che l’attuale clima non sarebbe più compatibile con la sua idea di tifo: “Da due anni mi sono abbonato ad altro settore dello stadio abbandonando momentaneamente la Curva Sud, cuore pulsante del tifo, proprio a causa di una mia visione ormai inconciliabile con la sua nuova gestione.”
Secondo Sica, la Curva Sud – che negli anni passati sarebbe stata “un esempio di civiltà, impegno sociale e sportività” – oggi “sembra essere tristemente scivolata indietro verso vecchi paradigmi”, con una direzione che giudica “drammaticamente discutibile”, pur ricordando di aver lasciato “molti amici e tifosi perbene”.Il punto centrale del suo ragionamento è il principio di proporzionalità: “È inaccettabile che la condotta di pochi nostalgici e sprovveduti finisca per penalizzare un’intera piazza”, vanificando il percorso costruito in passato.
“Distinguere le responsabilità”: l’appello alle istituzioni
Sica chiede che “chi di dovere” sappia distinguere tra comportamenti violenti e diritto di una città a vivere lo sport, auspicando una riconsiderazione delle misure che “colpiscono indistintamente i colpevoli e i tantissimi sinceri appassionati della Juve Stabia”.Il riferimento, sullo sfondo, sono gli episodi di violenza avvenuti fuori dall’impianto e lungo le arterie stradali al termine della gara con il Pescara del 10 gennaio (2-2), indicati tra i fatti all’origine della stretta che ha portato alle porte chiuse e al nuovo stop alle trasferte.
“Amo Castellammare e la Juve Stabia”
In chiusura, l’ex consigliere rivendica la natura “civica” del suo intervento e la volontà di parlare con franchezza: “Amo la mia Città, amo la Juve Stabia e non avrò mai timore di dire quello che penso per difendere ciò in cui credo e ciò che amo. Non sono contro nessuno ma solo a favore del bene comune.”In un momento in cui la Juve Stabia è chiamata a convivere con restrizioni che impattano squadra e tifoseria, le parole di Sica riportano al centro un tema che a Castellammare è identitario: la linea di confine tra sostegno, appartenenza e responsabilità.


