interpellanza_feb_2026_dissesto. Nell’atto viene richiamata la risposta del Comune a un’interrogazione del 4 ottobre 2024, in cui l’ente avrebbe confermato la gravità del dissesto ma avrebbe scaricato la responsabilità sulla Regione Campania come “soggetto obbligato” (D.P.R. 8/1972): una ricostruzione che, per Federico, non può trasformarsi in un alibi amministrativo quando sono in gioco incolumità pubblica e continuità della viabilità
Allarme dissesto e accuse di immobilismo: l’opposizione mette sotto pressione l’Amministrazione sul rischio idrogeologico e sul Rivo San Marco. Con un’interrogazione urgente presentata l’11 febbraio 2026, il consigliere comunale Antonio Federico, esponente di opposizione della lista Stabia Unica, chiama in causa il sindaco Luigi Vicinanza e giunta chiedendo risposte puntuali su alvei, manutenzioni e sicurezza del territorio. Nel documento si ricorda come già nell’ottobre 2024 il Comune avesse riconosciuto la gravità della situazione, attribuendo però alla Regione Campania il ruolo di soggetto obbligato per gli interventi: una posizione che, secondo Federico, non può tradursi in un rimpallo continuo mentre il rischio resta concreto. L’atto ricostruisce una lunga sequenza di note e solleciti rimasti senza risposta e punta il dito contro quella che viene definita un’inerzia amministrativa che dura da anni, mentre il Rivo San Marco continua a rappresentare una criticità evidente e la chiusura di corso Garibaldi, disposta già nell’aprile 2024, pesa ancora sulla città. L’interrogazione richiama anche tragedie recenti e smottamenti avvenuti in altri territori, sottolineando come eventi drammatici dimostrino che il tempo delle comunicazioni formali senza effetti concreti sia finito. Federico chiede se il Comune abbia intenzione di avviare azioni legali contro la Regione dopo il silenzio seguito alla diffida del 2024, se esista finalmente un progetto pronto per intervenire sul Rivo San Marco e perché non si sia proceduto con ordinanze urgenti per la pulizia degli alvei, anticipando le somme necessarie per tutelare l’incolumità pubblica. Domande anche sui sistemi di monitoraggio nelle aree a rischio elevato, sull’istituzione di una commissione permanente di controllo e sulle verifiche del Piano di Protezione Civile, con esercitazioni e aggiornamenti alla luce dei recenti eventi che hanno interessato il comprensorio dei Monti Lattari. Il senso politico dell’atto è chiaro: per l’opposizione non è più accettabile limitarsi a segnalazioni e richiami formali, ma servono decisioni, tempi certi e interventi visibili per garantire sicurezza e prevenzione in un territorio fragile.

