Per decenni Castellammare di Stabia è stata definita un “laboratorio politico”: un territorio capace di anticipare equilibri, alleanze, formule amministrative. Oggi, però, quel laboratorio sembra aver cambiato natura. Non più luogo di sperimentazione politica, ma laboratorio del trasformismo, dove i confini tra schieramenti diventano mobili e le appartenenze si ridefiniscono con sorprendente rapidità.
La vittoria del sindaco Luigi Vicinanza, sostenuta da una coalizione arrivata fino a 14 liste, molte delle quali civiche, rappresenta plasticamente questa trasformazione. Una costruzione elettorale ampia, pensata per massimizzare il consenso e garantire la vittoria. Ma proprio l’ampiezza della coalizione diventa oggi il terreno su cui emergono contraddizioni, rivendicazioni interne e cortocircuiti politici.
Il caso Lorenzo Esposito: dalla civica di centrosinistra a Futuro Nazionale
Emblematica è la parabola di Lorenzo Esposito, presentatore della lista Stabia Rialzati schierata a sostegno della coalizione di centrosinistra che ha portato Vicinanza a Palazzo Farnese. Una lista che, insieme al riferimento politico Peppe Esposito, ha contribuito al successo elettorale e con la quale è stato eletto il consigliere Gennaro Oscurato, poi dimessosi e oggi indagato per presunti rapporti con il clan D’Alessandro (circostanze al vaglio dell’autorità giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza).
Il dato politico, però, va oltre la vicenda giudiziaria. Lorenzo Esposito nei giorni scorsi era infatti seduto al tavolo della presentazione della lista di Futuro Nazionale, il movimento legato a Roberto Vannacci vicino alla destra estremista. Un passaggio che, al di là delle etichette, racconta un’evoluzione significativa: da presentatore di una lista a sostegno del centrosinistra a seguace di un soggetto politico collocato nell’area della destra nazionale. È il simbolo di una fluidità che interroga la coerenza delle alleanze e la solidità delle identità politiche.
Le civiche tra peso elettorale e fragilità strutturale
Le liste civiche sono state decisive per la vittoria di Vicinanza. Hanno portato voti, consenso, radicamento territoriale. Ed è comprensibile che fin dagli albori dell’amministrazione rivendichino spazio e margini di manovra all’interno della maggioranza.
Ma la medaglia ha un rovescio: quando la coalizione è composta da un arcipelago di sigle, spesso personalistiche, la selezione della classe dirigente diventa più complessa e la linea politica più difficile da definire. Ogni componente ha il proprio bacino, i propri equilibri, le proprie aspettative. E la governance si trasforma in una continua opera di mediazione.
Il caso Oscurato e quello di Nino Di Maio – con le dimissioni di entrambi e le inchieste in corso – ha reso evidente quanto una singola vicenda possa riverberarsi sull’intera maggioranza, alimentando polemiche e mettendo in discussione i criteri di costruzione delle liste.
I ricollocamenti trasversali: un solo filo conduttore
Il trasformismo stabiese non si esaurisce nel caso Esposito. Nello stesso perimetro politico che oggi sostiene Vicinanza si muovono figure che in passato hanno ricoperto ruoli esecutivi di primo piano nelle amministrazioni di centrodestra. Enzo Ungaro, già braccio destro del sindaco Gaetano Cimmino, oggi siede in una maggioranza di centrosinistra; Sabrina De Gennaro, già assessore nelle giunte di centrodestra, è stata candidata a supporto di Vicinanza; Alfonso Lucarelli, anch’egli proveniente dall’esperienza amministrativa targata Cimmino, è tra i nomi che hanno attraversato il confine politico cittadino. Tre percorsi diversi, un unico filo conduttore: la permeabilità degli schieramenti.
Da laboratorio politico a laboratorio di trasformismo
Il risultato è un quadro in cui le categorie tradizionali – centrodestra, centrosinistra, civico – appaiono sempre più elastiche. Castellammare non è nuova a sperimentazioni politiche, ma oggi la sensazione è che la sperimentazione non riguardi programmi o visioni, bensì le collocazioni.
Una coalizione molto larga può vincere le elezioni. Governare, però, richiede coerenza, selezione rigorosa della classe dirigente e chiarezza di indirizzo. Quando l’obiettivo principale diventa costruire il perimetro più ampio possibile, il rischio è che quel perimetro si trasformi in un contenitore eterogeneo, difficile da tenere insieme.
Ed è qui che il laboratorio cambia natura: non più luogo di elaborazione politica, ma spazio in cui il trasformismo diventa prassi. A Castellammare, oggi, la vera domanda non è chi sta con chi. È perché.

