Il gruppo Democratici e Progressisti accende i riflettori sul futuro della sanità stabiese: dubbi sui posti letto, sui reparti previsti per il nuovo ospedale e sul progressivo impoverimento del San Leonardo. Il futuro della sanità a Castellammare di Stabia torna al centro del dibattito politico. A lanciare l’allarme sono i Democratici e Progressisti, che in un documento chiedono chiarezza sul progetto del nuovo ospedale nell’area delle ex Terme e denunciano il progressivo ridimensionamento del San Leonardo.
Al centro della contestazione ci sono i tempi di realizzazione della nuova struttura, il numero effettivo dei posti letto e le funzioni sanitarie che saranno garantite ai cittadini. «Servono meno annunci e più chiarezza», è il messaggio del gruppo politico, che sollecita un confronto pubblico sul futuro dell’assistenza sanitaria in città.
Castellammare, il futuro del nuovo ospedale tra ritardi e incognite
Nel documento viene innanzitutto richiamata la vicenda delle ex Terme, un patrimonio pubblico segnato dal fallimento, dal degrado e dall’abbandono. La decisione della Regione Campania di acquistare le aree per realizzare il nuovo ospedale aveva rappresentato, secondo i Democratici e Progressisti, un passaggio importante per il rilancio della sanità stabiese, anche per scongiurare il rischio di una vendita frazionata del complesso.
A distanza di tre anni, tuttavia, il quadro sarebbe ben lontano dalle previsioni iniziali, che avrebbero dovuto portare la città ormai alla vigilia dell’inaugurazione. Finora si sono susseguiti lo svuotamento degli edifici, la rimozione di arredi e apparecchiature rimasti per oltre dieci anni esposti al degrado e agli atti vandalici, l’abbattimento dell’albergo e l’avvio degli interventi sulle altre strutture. Lavori che, secondo il gruppo, procedono a rilento.
A destare preoccupazione sono anche le indiscrezioni sulle prescrizioni della Soprintendenza e sulle possibili modifiche al progetto originario. In particolare, i Democratici e Progressisti chiedono chiarimenti sulla salvaguardia e sul restauro della hall d’ingresso a doppia altezza, uno dei tre nuclei della zona a monte del progetto delle Nuove Terme del 1954, firmato dall’architetto Cocchia. Un intervento che, secondo quanto riportato nel documento, comporterebbe risorse ingenti.
Da qui una serie di interrogativi: i costi del restauro saranno sottratti ai 180 milioni stanziati per l’ospedale? Sarà possibile realizzare i reparti di degenza? E soprattutto, quale sarà la configurazione definitiva della struttura?
Posti letto e reparti, il timore del ridimensionamento
Le domande riguardano anche la capacità assistenziale del nuovo presidio. Il progetto iniziale prevedeva 320 posti letto, quasi il doppio rispetto ai 174 attualmente disponibili al San Leonardo. Le prospettive che emergerebbero oggi, invece, parlerebbero di poco più di 200 posti letto. Una differenza che, se confermata, significherebbe rinunciare a quasi cento posti rispetto alle previsioni iniziali.
I Democratici e Progressisti chiedono inoltre di sapere quali reparti, specialità e servizi saranno effettivamente garantiti, sollevando dubbi anche sulla possibile perdita del polo di neurochirurgia e di quello riabilitativo. Nel documento si paventa il rischio che il nuovo ospedale possa perdere le caratteristiche di DEA di secondo livello, andando incontro a un ridimensionamento rispetto alle aspettative iniziali.
«Quando partirà concretamente il cantiere del nuovo ospedale? Quale sarà il progetto definitivo? Quanti posti letto saranno effettivamente disponibili?», sono alcune delle domande rivolte alla Regione.
Il gruppo invita inoltre ad aprire una riflessione sull’utilità complessiva del progetto, sulla futura destinazione del San Leonardo e sul recupero dell’intera area delle Nuove Terme. Nel ragionamento rientrano anche il Parco dei Cigni, la Pineta, il Centro Congressi e Villa Ersilia, strutture che versano in condizioni di abbandono e degrado. Una zona strategica per Castellammare, a ridosso del parco archeologico e della Reggia di Quisisana, oltre che collegamento con la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari.
San Leonardo, la denuncia sul progressivo impoverimento
Se il futuro del nuovo ospedale resta avvolto da interrogativi, il presente del San Leonardo viene descritto come altrettanto preoccupante. Nonostante la professionalità e l’impegno quotidiano di medici, infermieri, operatori sanitari e personale, secondo i Democratici e Progressisti il presidio starebbe progressivamente perdendo funzioni, servizi e addetti.
Un impoverimento che, si legge nel documento, incide sulla qualità dell’assistenza e sulle possibilità dei cittadini di ricevere cure nella propria città. Il gruppo chiede quindi di conoscere le valutazioni alla base delle scelte in corso e di capire se il ridimensionamento risponda a una programmazione sanitaria trasparente, a criteri oggettivi e alle esigenze della popolazione.
Nel mirino finiscono anche quelle che vengono definite logiche politiche e clientelari nella distribuzione delle funzioni, nell’utilizzo delle risorse e nelle decisioni sul personale. «Basta calpestare la città e utilizzarla come serbatoio di voti in mano ai comitati elettorali», è uno dei passaggi più duri del documento.
Ospedali di comunità, «Non basta tagliare un nastro»
Un altro capitolo riguarda gli ospedali di comunità, le cui inaugurazioni, secondo i Democratici e Progressisti, non possono essere presentate come nuove conquiste della politica. Il gruppo riconosce l’importanza di queste strutture per rafforzare l’assistenza territoriale e prende atto del lavoro svolto finora dall’Asl, ma ricorda che si tratta di interventi già inseriti nella programmazione sanitaria e finanziati anche attraverso le risorse del PNRR.
L’apertura delle strutture, dunque, rappresenta soltanto un primo passaggio. Perché possano rispondere realmente alle esigenze della popolazione occorre conoscere quali prestazioni saranno erogate, con quale personale, attraverso quali risorse e soprattutto con quale continuità assistenziale.
«La sanità non si misura con il numero delle inaugurazioni, ma con la capacità di garantire cure, personale, servizi e risposte ai cittadini», sottolinea il gruppo, chiamando direttamente in causa il presidente della Regione Campania Roberto Fico, la maggioranza e il Partito Democratico.
La richiesta alla Regione: aprire un tavolo sul futuro della sanità
La presa di posizione si conclude con una proposta politica: avviare una discussione pubblica sul futuro della sanità stabiese, coinvolgendo le forze sociali e gli operatori del settore. L’appello è rivolto al Partito Democratico e alle forze politiche che hanno manifestato la volontà di ascoltare la città, ma anche ai rappresentanti presenti in Consiglio regionale.
A loro viene chiesto di sollecitare il presidente Fico, che detiene anche la delega alla Sanità, affinché venga valutata la situazione e si apra un tavolo di confronto per definire un accordo su pochi punti concreti.
L’obiettivo è arrivare a un progetto complessivo che restituisca centralità alla sanità pubblica e affronti tanto le incognite del nuovo ospedale quanto le criticità del San Leonardo e dell’intera area delle ex Terme. Per questo i Democratici e Progressisti propongono un’assemblea pubblica con tutti i soggetti interessati.
La richiesta è chiara: Castellammare non può permettersi di perdere ulteriori servizi e strutture sanitarie. Dopo la chiusura delle Terme, il rischio denunciato è quello di ritrovarsi anche con un ospedale ridimensionato rispetto alle promesse. E sul diritto alla salute, conclude il gruppo, non possono esserci compromessi.

